Tejilana – The last city
Tejilana – The last city ha debuttato il 26 marzo 2025 a Rovereto, portando in scena una potente riflessione sulle condizioni sociali e ambientali legate all’industria tessile.
Lo spettacolo è ambientato in un mondo distopico in cui l’ultimo materiale rimasto sono rifiuti tessili, e dove personaggi realistici si mescolano a figure grottesche di matrice lecoquiana.
La trama: nel Desierto Vestido, vicino alla città di Tejilana, vengono scaricati i rifiuti tessili prodotti dalla città, creando conseguenze insostenibili per la popolazione locale. Qui vive Poplin, una donna pronta a rischiare tutto: attraversa Tejilana, affronta i pericoli e il groviglio di personaggi che la popolano, e sfida l’ordine stabilito dalla Madre del Filo. In una metropoli in costante trasformazione, dove tutto — dalle strade agli edifici fino agli oggetti quotidiani — è fatto di vestiti, la sopravvivenza è davvero appesa a un filo.
La drammaturgia è originale, firmata da Laura Tedesco, che ha intrecciato la trama al lavoro creativo delle attrici e della regista durante le prove in sala.
In scena le attrici Clara Setti, Francesca Boldrin e Chiara Pellegrin, con la regia di Sara Rosa Losilla. Il disegno luci è di Federica Rigon, mentre i costumi sono stati realizzati da me.
Il progetto nasce da un’idea della promotrice Clara Setti insieme a Sara Rosa Losilla, e si ispira alle vignette dell’artista messicano Angel Boligan Corbo, ai saggi del sociologo Zygmund Bauman, e a testi come Leonia di Italo Calvino e Il paese delle ultime cose di Paul Auster. Al centro del lavoro c’è il rapporto tra consumismo, produzione tessile e relazioni umane.
In un momento in cui l’Unione Europea e i Paesi membri stanno avviando la transizione verso un ecosistema tessile più sostenibile, lo spettacolo ci invita a interrogarci sulle radici del problema. Abbiamo scelto di usare materiali tessili, ma le dinamiche di iper-produzione e le conseguenze che ne derivano sono analoghe ad altri sistemi di consumo di massa.
Per creare scenografia e costumi, la compagnia ha utilizzato quasi esclusivamente scarti tessili, forniti da Altr’Uso di Rovereto, e abiti di recupero inutilizzati, trasformando ciò che era destinato allo spreco in elementi scenici unici e significativi.